Le Mostre

SCULTURA E PITTURA A CONFRONTO

SCULTURA E PITTURA A CONFRONTO 2017

LAURA AVONDOGLIO, GRAZIELLA BARTOLINI NAVARETTI, MARIA ROSA BENSO, RENATO BRAZZANI, GILDA BROSIO, CLOTILDE CERIANA MAYNERI, MARIA EROVERETI, VINCENZO GATTI, MASSIMO GHIOTTI, ANGELA GUIFFREY, ENZO ISAIA, ELENA MONACO, ANTONIETTA ONIDA, IRENE PITTATORE, FRANCESCO PREVERINO, GIORGIO RAMELLA, CLAUDIO ROTTA LORIA, MARINA SASSO, LIVIO STROPPIANA, ELISABETTA VIARENGO MINIOTTI, MASSIMO VIRETTI

a cura di

GIAN GIORGIO MASSARA

e

ANGELO MISTRANGELO

 

2 luglio - 24 settembre 2017

Palazzo Lucerna di Rorà

Bene Vagienna (Cn)

 

 

 

DALL'ASTRAZIONE A UNA NUOVA REALTÀ
di G I A N G I O R G I O M A S S A R A


Bella la mostra ospitata in uno dei palazzi storici più importanti di Bene Vagienna, con un gruppo di autori professionisti che guarda il mondo secondo differenti angolazioni.
È il segno a contraddistinguere le opere di Maria Rosa Benso e Angela Guiffey, segni campiti su fondi resi preziosi dal colore; il primo autore, interpretando l'opera letteraria
di Rabelais, crea fondalimisteriosi sui quali interviene con riflessi e suggestioni (Si les signes vous fachent), mentre la Guiffrey alterna i Collages a una raffinata pittura sempre
evidenziata al centro della tela: Impercettibile segno porta l'attenzione del visitatore verso una minuscola e luminosa forma, mentre Tessiture è opera impostata sul chiarore dal
quale emerge un fulgido segnale.
La notte attira Livio Stroppiana che – su tavola – esprime la sensazione vissuta nottetempo sui fondali: un buio che impaurisce, squarciato da tenui interventi cromatici che
si susseguono e rincorrono illuminando di pallidi azzurri la notte.
Per Antonietta Onida è soprattutto la realtà che ci circonda amutarsi in ispirazione: nel 2017 dipinge Nel campo di mais, campo nel quale foglie e steli si traducono in cromatica
poesia; piùmeditata l'operaMomenti, campita su sfondo di pallido azzurro dal quale emergono forme strappate alla natura risorte a nuova vita.
Composizione e Mare s'intitolano i dipinti di Francesco Preverino: opere inquiete, nelle quali nuovamente prevale il segno contraddistinto da improvvisi sprazzi di luce
identificatisi ora con i marosi, ora con un paesaggio sedimentato che raffiora sì da divenire saldo brano di pittura.
Laura Avondoglio – da anni ormai – s'affida all'immagine: sono ritratti che occupano tutto quanto lo spazio della tela costretti dalla cornice a non andare oltre. Istante è
un'opera su carta intelata che ferma un'espressione femminile nell'attimo d'un interiore dramma, mentre Scorcio vede un giovane uomo che intensamente scruta dall'alto, con
stupore, i mondi circostanti.
Nell'arte contemporanea anche alla fotografia e alla stampa digitale viene giustamente riconosciuta dignità.Maria Erovereti, nelle due opere intitolate entrambe Fecondità, presenta
immagini volutamente non «messe a fuoco», ricche di suggestioni intimamente legate al tema scelto. I gialli solari s'accendono, per quindi dissolversi lasciando traccia
della forma umana che, poco a poco, si risveglia.
Con Giorgio Ramella si ritorna alla pittura: si tratta di due dipinti datati 2008, entrambi intitolati Interno nei quali gli elementi compositivi ritornano, rinnovandosi. Colonne e capitelli,
forme, la memoria d'un tappeto, suggeriscono differenti sensazioni a seconda di come il colore s'adagia sulla tela, fermando così l'attimo sul quale l'autore volutamente insiste.
Massimo Viretti ama il nero – intenso, quale colore base e non con intento complementare unito alla materia mutatasi in drappeggio oppure disposta in modo da suggerire
l'idea della forma nello spazio. Assai interessante l'opera Passione contraddistinta dalla presenza di tasselli dalla vivace cromìa utilizzati quale contrappunto alla scena centrale
significante umani drammi.
Concludiamo queste note – che riportano alla nostra memoria i molti anni trascorsi al Liceo dell'Accademia per la presenza a Bene Vagienna di colleghi e allievi – con le fotografie
di Enzo Isaia che consentono di rivivere momenti di storia militare; in primis, un gruppo di Alpini fotografati contro luce, le cui fiere penne del cappello si disegnano in
un cielo grigio, quindi una folla di carabinieri in uniforme che s'allontana dal visitatore guardando solo e sempre avanti (Forze nella natura).

 

IL SEGNO E LA MATERIA
di A N G E L O  M I S T R A N G E L O

 

Il segno, la materia, la luce che scopre le forme, concorrono a definire il «corpus» di opere, tra scultura e grafica, ospitate nelle sale di Palazzo Lucerna di Rorà.
Storia e aspetti della ricerca visiva, percorsi della memoria e interpretazione della realtà, costituiscono gli elementi di una rassegna che racchiude un multiforme ventaglio
di esperienze, di soluzioni tecnico-espressive, di risvolti culturali e conoscitivi di questo nostro tempo.
Prende cosi consistenza e valore un dialogo che lega colori, carte emateriali, che esprime una comune volontà di comunicare, pur in modi diversi e, talora, complementari,
l'inesauribile rilettura delle stagioni dell'esistenza.
E il discorso si apre con le «tavole» Mainline 3/RB e Mainline 4/RB di Massimo Ghiotti, che fissa su lastre in acciaio inox rigorose e meditate immagini geometriche, eseguite
con i colori industriali.
L'itinerario prosegue con la scultura Insenatura, in acciaio, rete, piombo e ferro diMarina Sasso, dallamodulata e controllata resa compositiva,mentre la tecnicamista Frammenti
effimeri di Clotilde CerianaMayneri rivela il senso di un poetico linguaggio tra collage e la sovrapposizione delle carte.
Vi è nella successione dei lavori esposti una puntuale rappresentazione del soggetto, una misurata esecuzione delle interiori sensazioni, una sensibile traduzione delle personali
riflessioni, come si può vedere in Mutazione di Gilda Brosio che si racconta mediante una forma in argilla refrattaria e parti in ferro.
Accanto si avverte il clima di una ricerca che annovera la preziosità espressiva delle opere Piccola Africa+Equatore ed Equatore 2004 di Claudio Rotta Loria, il Trofeo Antilope,
in sabbia, inserti lignei e acrilici su carta, immesso da Renato Brazzani in uno spazio metafisico.
Spazi che accolgono la sequenza installativa Edicole votive di Irene Pittatore, composta con elementi in vetro, lamiera, cera, spine di acacia e vernice dorata.
Nell'ambito dei fogli di grafica, si coglie l'essenza e la dimensione evocativa della raffigurazione Nuda Veritas, concepita e sapientemente delineata da Vincenzo Gatti con le
matite colorate, sino a raggiungere il segno a grafite di Elena Monaco, che fa emergere dal fondo introspettive figure femminili accompagnate dai ricordi di un'infanzia ritrovata:
L'allegria dei ricordi.
Le pagine incise, infine, chiudono il percorso di questa sezione della mostra. E si rileva nell'acquaforte e acquatinta Verso Lucedio di Graziella BartoliniNavaretti l'incedere
della luce che illumina e accende l'immagine in calibrate soluzioni tecniche.
In Elisabetta Viarengo Miniotti la sottile tessitura segnica di Giardino di Re Mida mette in evidenza la trama della composizione, ottenuta utilizzando l'acquaforte e cera molle.
Dal segno alla materia allo spazio per raccontare rievocanti intuizioni, subitanee impressioni, memorie e le scansioni di una interiorizzata visione.

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