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MARIO MOLINARI

18/09/2002 - 27/10/2002

scultore del colore
Imbiancheria del Vajro, Via Imbiancheria 12, Chieri

CURATORI:
Guido Curto

DOVE:
Imbiancheria del Vajro, Via Imbiancheria 12, Chieri

ORARI:
venerdì: 16:00-19:00
sabato: 16:00-19:
domenica: 10:00-13:00 e 16:00-19:00

INGRESSO:
gratuito

COMUNICATO STAMPA:
Martedì 17 settembre alle ore 18,30 a Chieri presso l'Imbiancheria del Vajro, in via Imbiancheria 12, viene inaugurata un'ampia retrospettiva di Mario Molinari, promossa dalla Regione Piemonte e organizzata dall'Associazione Piemontese Arte a cura di Guido Curto.
La mostra, è, purtroppo, un omaggio postumo a Mario Molinari, perché il celebre artista, nato a Coazze il 9 marzo del 1930, è morto prematuramente a Torino il 27 novembre del 2000. Il percorso espositivo ripercorre in sintesi antologica un'attività quarantennale che Molinari aveva iniziato quasi da autodidatta come scultore alla fine degli anni Cinquanta, mentre era ancora il direttore delle Cartiere di Coazze. Le prime opere in mostra sono infatti gli idoli arcaizzanti realizzati in lamine di rame saldato prendendo spunto dalla scultura dell'Africa Nera, dell'Oceania e primitiva in genere, ma anche avendo ben presente Pablo Picasso, Alberto Giacometti, Eduardo Paolozzi, David Smith. Altre evidenti analogie di tecnica, metodo di lavoro e di "iconografia" si possono cogliere paragonando le creature forgiate da Mario Molinari tra 1961 e '71, con le sculture realizzate, in quegli stessi anni, da Mark di Suvero, Niki De Saint Falle e Jean Tinguely.
La scelta di una lettura critica aperta a livello internazionale contrasta la riservatezza e l'understatement, tipicamente piemontese, di Molinari, ribelle e narcisista a parole, ma, di fatto, assai schivo. Forse è per questa ragione che fino a quando era lui vivo, nessun critico ha mai tentato e neppure osato istituire raffronti a tutto campo, aperti ad uno più vasto scenario almeno europeo. Tutta l'attenzione della critica è quindi rimasta puntata e circoscritta al fatto che Molinari fosse uno dei fondatori di Surfanta, il gruppo neo-surrealista costituitosi a Torino nel 1964 per iniziativa degli artisti Ponte Corvo (il suo maestro di pittura) Alessandri, Abacuc, Camerini, Macciotta, Colombotto Rosso e Molinari, appunto. In verità da quella temperie visionaria e onirica, e in certi casi anche occulta, misteriosa, magica e un po' macabra, Mario Molinari gioiosamente si distacca ben presto. A cominciare dal 1971 le sue opere risultano sempre più stilizzate, geometrizzanti e astratte. Il loro aspetto hard hedge viene messo in risalto dalla colorazione a vividi colori - rosso, blu, giallo, verde - stesi a piatto monocromi e intensi come vernici industriali. Questa è un'influenza che gli viene dai primi viaggi effettuati in Belgio ad Ostenda, dove Molinari riscuote uno straordinario successo. Ovviamente questo passaggio da uno stile più cupo e tenebroso ad uno così gioioso e colorato, non avviene con un taglio netto e repentino. Dal '71 al '74, ci troviamo in compresenza di una produzione linguisticamente duplice, quasi schizoide. Da un lato ci sono ancora gli idoli arcaizzanti, inquietanti e mostruosi, fatti di corrusco rame saldato, fuso, martellato con foga e rabbia. Ma nello stesso tempo Molinari inizia a produrre le grandi installazioni astratte, realizzate in una prima fase in scala ridotta come modelli di polistirolo espanso, e in un secondo momento "formati" in gigantesche sculture di cemento o acciaio. In Molinari ci sorprende quindi la grande autonomia e originalità che forse soltanto oggi, e un po' tardivamente gli viene riconosciuta in Italia, grazie anche a questa mostra organizzata dall'Associazione Piemontese Arte per iniziativa della Regione Piemonte a cura di Guido Curto.

Contributo in catalogo: Pia Molinari

ALLESTIMENTO:
Architetto Franco Vacca

UFFICIO STAMPA:
Irene Belloni

ORGANIZZAZIONE:
Associazione Piemontese Arte

ENTE PROMOTORE:
Regione Piemonte