i Soci

Nebiolo Adriano

Adriano Nebiolo è nato ad Asti, si è diplomato al Liceo Artistico di Torino, dal 1964 al 1970 frequenta la scuola di pittura di Filippo Scroppo. Ha seguito i corsi di pittura di Sergio Saroni all'Accademia Albertina, espone dal 1964 con mostre personali e collettive, nel 1979 la Galleria Cenobio Visualità di Milano gli allestisce uno stand alla Fiera Internazionale di Basilea.
Vive e lavora a Torino, in via Silvio Pellico 26/bis

UNA SERA DI FINE AGOSTO

Francesco De Bartolomeis. Lei ha cominciato a emergere con una sua fisionomia nei primi anni '70. Stanchezza per l'informale, ricerca di un modo di comporre capace di esprimere ambiguità e contraddizioni, senza profittare delle facilitazioni di una pittura apparentemente anticonformista e ormai già accademia. Anche Licini individuò in una particolare regolarità geometrica una forza innovativa con incidenza sociale.

Adriano Nebiolo. Il mio intento è di animare i dati geometrici con una spiritualità laica. Le forme geometriche mi sono servite all'inizio per analizzare la misteriosa esperienza del percepire. Di qui i tentativi di muovere la materia e di assortire i colori con contrasti e pulsazioni per trovare nella purezza pittorica una difesa contro i significati banali. Dunque l'esercizio della pittura come una sorta di autoanalisi. Da Mondrian ho ereditato la passione di privilegiare la verticalità contro la "diagonale" accidentale e descrittiva.

F.D.B. Però nei suoi dipinti, fin dall'inizio, c'è anche un interesse per il movimento. Espansioni, ricerca di profondità, germinazione. Al di là degli effetti ottici.

A.N. Certo, il movimento come desiderio di nuove dimensioni, dimensioni utopisticamente "altre". Un bisogno di alterità che non ha niente in comune con l'apologia del macchinismo tardofuturista.

F.D.B. Il movimento è evidente anche nelle ultime opere costruite su più piani, nella coesistenza di elementi regolari e irregolari, di oscuramenti e di accensioni. I piani sovrapposti non impediscono alla materia pittorica di respirare.

A.N. Si, nelle ultime opere i colpi di pennello sono gesti, sia pure disciplinati. Amerei fare percepire questi gesti come monadi, entità autonome all'interno della composizione; autonome ma non ostili alla comunicazione su piani diversi e mutevoli nella loro collocazione. E questo esprime le vicende della memoria: il rapporto tra il passato e il presente, in un atteggiamento di difesa ma anche di ricerca di contatti vitali.

F.D.B. D'accordo, né la concentrazione sul passato né l'atteggiamento di difesa (si è sempre vulnerabili) ostacolano i contatti vitali. Ma dobbiamo accettare anche le incertezze che essi comportano. Incertezze positive, nel suo caso con l'aiuto della pittura.

Altro in questa categoria: Navaretti Bartolini Graziella »
Privacy Policy
Cookie Policy
facebook rss